I terremoti sono una realtà costante sul nostro pianeta e si verificano circa 20.000 volte l’anno. Anche se la maggior parte passa inosservata, il loro potenziale di distruzione li rende tra i disastri naturali più temuti. Questa panoramica spiega cosa provoca i terremoti, come vengono misurati e dove colpiscono più frequentemente.

La scienza dietro il frullato

Prima della teoria della tettonica a placche, i terremoti venivano spesso attribuiti alla mitologia o a modelli geologici obsoleti. Oggi sappiamo che i terremoti derivano dal movimento delle placche tettoniche della Terra. Queste enormi placche si spostano, si scontrano o scivolano lentamente l’una contro l’altra lungo i confini chiamati linee di faglia. Quando la pressione si accumula lungo queste faglie, gli slittamenti improvvisi rilasciano energia sotto forma di onde sismiche.

Queste onde sono disponibili in quattro tipi principali:

  • Onde P (primarie) : le più veloci, che viaggiano attraverso solidi, liquidi e gas.
  • Onde S (secondarie) : più lente e possono muoversi solo attraverso i solidi.
  • Onde dell’amore : movimento da un lato all’altro, spesso il più distruttivo per le infrastrutture.
  • Onde di Rayleigh : movimento rotatorio, simile alle onde dell’oceano, che può causare danni significativi.

Tipi di terremoti

I terremoti non sono tutti uguali. Sono classificati in quattro tipologie principali:

  • Tettonica : la più comune, causata dal movimento delle placche in corrispondenza delle linee di faglia. I confini convergenti (dove le placche si scontrano) creano zone di subduzione, che portano a vulcani e terremoti. I confini divergenti (dove le placche si separano) causano terremoti meno profondi. I confini trasformati (dove le placche scivolano l’una sull’altra) generano terremoti ad alto attrito.
  • Vulcanici : innescati dall’attività vulcanica, sono generalmente più piccoli ma possono verificarsi insieme alle eruzioni.
  • Crollo : Causato dal cedimento di strutture sotterranee, come doline o grotte.
  • Esplosione : provocata dall’uomo, spesso da miniere o esplosioni. Questi possono imitare i terremoti naturali al potere.

Misurazione della grandezza

La scala che utilizziamo per misurare i terremoti è spesso etichettata erroneamente come “scala Richter”, ma lo standard moderno è la scala della magnitudo del momento. Questo sistema tiene conto di diversi tipi di onde sismiche, fornendo una valutazione più accurata dell’energia rilasciata. La scala è logaritmica, il che significa che ogni aumento di un numero intero rappresenta circa 32 volte più energia. Ad esempio, un terremoto di magnitudo 7 rilascia circa 1.000 volte più energia di un terremoto di magnitudo 5.

Il terremoto più potente mai registrato è stato quello di magnitudo 9,5 avvenuto in Cile nel 1960.

Punti caldi del terremoto

La stragrande maggioranza dei terremoti si verifica in due regioni principali:

  • L’Anello di Fuoco del Pacifico : una zona a forma di ferro di cavallo dove convergono molte placche tettoniche, causando frequenti attività vulcaniche e sismiche. La faglia di Sant’Andrea in California è una delle aree più attive di questa regione.
  • La Cintura Alpide : Estendendosi dall’Europa all’Asia, questa zona è anche un focolaio di terremoti dovuti alla collisione delle placche tettoniche.

Oltre i numeri

Il potenziale distruttivo di un terremoto dipende non solo dalla sua magnitudo ma anche dalla posizione, dalle infrastrutture e dalle condizioni geologiche. Un grande terremoto in un’area scarsamente popolata può passare inosservato, mentre un terremoto più piccolo in una regione densamente popolata con scarsa costruzione può essere devastante. Il terremoto di Tohoku del 2011 in Giappone, ad esempio, ha spostato parti del fondale marino di oltre 50 metri.

I terremoti sono un evento quotidiano, non solo disastri da prima pagina. La Terra è un pianeta dinamico e il suo movimento costante fa sì che lo scuotimento sia inevitabile.